Nell’universo retroattivamente integrato di Asimov, l’umanità si divide in due rami dopo aver lasciato la Terra: gli Spacer e i Settler. Entrambi rappresentano soluzioni al problema della sopravvivenza interstellare. Entrambi falliscono in modi istruttivi.
Gli Spacer: Perfezione come Prigione
Gli Spacer sono il primo ramo. Lasciano la Terra presto, portando con sé la tecnologia robotica e le conoscenze mediche. Sviluppano:
- Longevità estrema (vite che si misurano in secoli)
- Immunità a praticamente tutte le malattie
- Dipendenza totale dai robot per ogni aspetto della vita
Nel periodo di Elijah Bailey, gli Spacer sono la civiltà dominante. La Terra è un pianeta di seconda classe, i suoi abitanti confinati in metropoli cupola mentre gli Spacer vivono in mondi paradisiaci con popolazioni sparse e robot ovunque.
Ma questa perfezione contiene i semi del suo collasso. La longevità e l’immunità alle malattie creano società statiche. Popolazioni basse, poca natalità, nessuna pressione evolutiva. La dipendenza dai robot crea incapacità di adattarsi a condizioni difficili.
I Settler: Espansione Attraverso Privazione
La seconda ondata - i Settler - lascia la Terra senza robot. Non per scelta ideologica iniziale, ma perché nell’era Bailey la Terra stava appena iniziando a uscire dalle sue cupole. I Settler portano con sé:
- Vite più brevi
- Vulnerabilità alle malattie
- Capacità di adattamento rapido
- Nessuna dipendenza tecnologica critica
Questi umani si espandono aggressivamente, colonizzando mondi ostili, adattandosi, moltiplicandosi. Formano quello che diventerà l’Impero Galattico. Gli Spacer, nel frattempo, collassano e vengono dimenticati.
Il Paradosso della Sopravvivenza
Asimov costruisce una struttura dove il vantaggio a breve termine diventa svantaggio a lungo termine:
Gli Spacer vincono la prima fase. Hanno tecnologia superiore, vite migliori, mondi perfetti. Ma non possono competere nella colonizzazione aggressiva. La loro perfezione li rende fragili.
I Settler perdono la prima fase. Sono più deboli, muoiono prima, affrontano malattie. Ma proprio queste limitazioni creano pressione adattativa. Colonizzano perché devono, si espandono perché non hanno alternative migliori.
Robot come Fattore Decisivo
La differenza centrale non è biologica - è robotica. Gli Spacer dipendono dai robot. Quando Robots and Empire spiega il declino Spacer, la ragione fondamentale è questa dipendenza. Non possono funzionare senza la loro infrastruttura robotica. Non possono colonizzare mondi primitivi perché richiederebbero troppo lavoro manuale.
I Settler non hanno questa dipendenza. Possono atterrare su un mondo ostile con tecnologia minima e costruire da zero. Sono meno efficienti ma più resilienti.
La Terza Via Implicita
Ma né Spacer né Settler sopravvivono nella loro forma pura. L’Impero Galattico dell’era Foundation non è caratterizzato né da longevità estrema né da vita breve. Non ha robot, ma ha tecnologia avanzata.
Cosa implica questo? Che i Settler, dopo aver dominato la galassia, devono aver recuperato alcune delle conoscenze Spacer (medicina, longevità moderata) mentre mantenevano l’indipendenza dai robot.
L’universo Asimov suggerisce che entrambi gli estremi sono vicoli ciechi. La perfezione statica degli Spacer porta al collasso. L’espansione aggressiva dei Settler porta all’Impero - che poi collassa comunque, richiedendo il Piano Seldon.
Bilanciamento Evolutivo
La struttura narrativa che Asimov costruisce retroattivamente presenta una tesi interessante: la sopravvivenza a lungo termine richiede bilanciamento tra opposti:
- Abbastanza tecnologia per prosperare, non così tanta da creare dipendenza
- Abbastanza sicurezza per avanzare, non così tanta da eliminare la pressione adattativa
- Abbastanza stabilità per costruire civiltà, non così tanta da portare alla stagnazione
Gli Spacer falliscono verso un estremo. I Settler iniziali potrebbero fallire verso l’altro. La soluzione richiede sintesi - prendere elementi da entrambi mentre si evitano le trappole di ciascuno.
Ma anche questa sintesi - l’Impero Galattico - alla fine collassa. La psicoistoria prevede la caduta non perché l’Impero sia imperfetto, ma perché ogni sistema su scala sufficiente contiene instabilità intrinseche.
Forse il punto di Asimov non è che esista una configurazione ottimale dell’umanità, ma che ogni configurazione, per quanto riuscita, porta inevitabilmente ai semi del proprio superamento.