Wetware: Quando il Cervello Diventa Piattaforma Software

Charles Stross introduce il concetto di 'wetware' in Accelerando, distinguendo tra hardware (computer), software (programmi) e wetware (cervello biologico). Come funziona l'integrazione diretta tra mente e tecnologia?

Wetware: Quando il Cervello Diventa Piattaforma Software

Hardware, software, wetware. In Accelerando, Charles Stross introduce una terminologia che estende la metafora computazionale al substrato biologico. L’hardware è il computer fisico. Il software sono i programmi che girano su di esso. E il wetware è il cervello umano, con la sua capacità di eseguire “software” attraverso impianti neurali.

La Progressione dell’Interfaccia

Il libro traccia una linea evolutiva attraverso tre generazioni che sperimentano la tecnologia wetware in fasi diverse del suo sviluppo.

La prima generazione, i nonni, riceve gli impianti neurali da adulti. Per loro è una tecnologia nuova, adottata a quarant’anni, come chi oggi sperimenta Neuralink o interfacce brain-computer. Devono imparare a usarla, adattarsi a un modo di pensare che non è nativo.

La seconda generazione, i genitori, cresce con gli impianti. Non ricordano un tempo senza connessione neurale diretta. La tecnologia non è qualcosa che hanno aggiunto alla loro vita, ma qualcosa che ha sempre fatto parte del loro funzionamento cognitivo.

La terza generazione, i figli, nasce quando la tecnologia wetware è matura. Non è più sperimentale. Gli impianti sono stabili, ottimizzati, con decenni di iterazioni alle spalle. Per loro, la distinzione tra pensiero biologico e pensiero assistito elettronicamente è irrilevante.

Wetware come Substrato Programmabile

Cosa significa trattare il cervello come wetware? Significa riconoscere che può essere modificato, esteso, programmato. Non nel senso metaforico di “imparare cose nuove”, ma letteralmente: scaricare software nella propria mente.

Stross esplora questa idea attraverso piccoli dettagli. I personaggi non “usano” internet, ci sono dentro. Non cercano informazioni, le hanno già disponibili. Non comunicano attraverso dispositivi, comunicano direttamente.

Il wetware non è semplicemente un miglioramento della memoria o della velocità di calcolo. È una piattaforma. Puoi installare moduli cognitivi, eseguire simulazioni interne, creare istanze multiple della tua coscienza.

Il Problema della Compatibilità Biologica

Ma il wetware ha un limite che l’hardware non ha: è biologico. Deve coesistere con tessuto neurale che si è evoluto per milioni di anni senza considerare la possibilità di interfacce elettroniche.

Il cervello umano non è progettato per essere modificato. È plastico, certo, ma entro margini evolutivi. Gli impianti wetware devono negoziare con architetture neurali che non possono essere semplicemente sovrascritte.

Questa tensione attraversa Accelerando. I personaggi che crescono con il wetware sviluppano modi di pensare radicalmente diversi da chi lo adotta più tardi. Non è solo una questione di abilità, ma di struttura cognitiva fondamentale.

Wetware e Identità Persistente

Se il tuo cervello è wetware, e il wetware può essere modificato, cosa rimane di “te”? Stross non fornisce una risposta definitiva, ma esplora le implicazioni.

I personaggi installano software cognitivo, modificano le proprie modalità di pensiero, eseguono versioni multiple di se stessi. L’identità diventa qualcosa di fluido, non un punto fisso ma un processo in continua riscrittura.

Il wetware non è solo un’estensione della mente. È la mente che riconosce di essere un substrato computazionale, non diverso in principio da qualsiasi altro sistema che esegue informazione. Solo che questo particolare substrato è fatto di neuroni, neurotrasmettitori, e sinapsi invece che di silicio.

Come cambia l’esperienza umana quando il cervello si riconosce come wetware programmabile?