La teoria della monogenesi linguistica postula che tutte le lingue umane discendano da un’unica lingua ancestrale. È un’idea con fascino intuitivo: se tutti gli umani moderni discendono da una popolazione africana comune, non dovrebbero anche le loro lingue condividere un’origine comune?
La questione si è rivelata molto più complessa di quanto sembri.
Le Origini: Tretti e la Dottrina Monogenica
Nel 1905, il linguista italiano Alfredo Tretti pubblicò “L’unità d’origine del linguaggio”, sostenendo non solo che tutti gli umani discendessero da una coppia ancestrale comune (monogenesi genetica), ma che tutte le lingue umane potessero essere rintracciate fino a una singola lingua madre. Stimò che questa proto-lingua fosse stata parlata tra 100.000 e 200.000 anni fa.
Questa posizione era radicale per l’epoca. La visione dominante abbracciava la poligenesi - l’idea che le diverse popolazioni umane avessero origini indipendenti e, per estensione, lingue sviluppate autonomamente. La monogenesi linguistica di Tretti implicava una continuità culturale che andava contro le concezioni razziali prevalenti del suo tempo.
Mid-XX Secolo: Swadesh e Greenberg
Morris Swadesh, lavorando negli Stati Uniti a metà del XX secolo, sviluppò la “lessico-statistica” - un metodo comparativo che tentava di quantificare le relazioni tra lingue analizzando la velocità di cambiamento del vocabolario di base. Swadesh sostenne la monogenesi, suggerendo che tecniche matematiche potessero rivelare parentele profonde tra famiglie linguistiche apparentemente non correlate.
Joseph Greenberg perseguì un approccio diverso: classificazioni su larga scala delle lingue mondiali basate su similarità tipologiche e lessicali. Sebbene non dichiarasse esplicitamente sostegno alla monogenesi, il suo lavoro era suggestivo in quella direzione - mostrava pattern che potrebbero indicare relazioni remote.
Entrambi gli approcci attraggono critiche metodologiche. Il problema fondamentale: il linguaggio cambia così rapidamente che oltre una certa profondità temporale, i segnali di parentela diventano indistinguibili dal rumore.
La Questione Temporale
Quando esattamente emerse il linguaggio umano complesso? Le stime variano drammaticamente.
Richard Klein propose che la capacità per il linguaggio complesso evolvesse circa 50.000 anni fa, coincidendo con la comparsa degli umani anatomicamente moderni (Cro-Magnon) e un’apparente esplosione di complessità culturale nel Paleolitico medio-superiore.
Johanna Nichols, analizzando la diversificazione delle lingue, argomentò che il processo doveva essere iniziato almeno 100.000 anni fa per produrre la diversità osservata oggi.
Un articolo del 2001 su Science propose che il linguaggio precedesse le migrazioni “Out of Africa” (50.000-70.000 anni fa), suggerendo che il linguaggio stesso potrebbe essere stato l’innovazione culturale e cognitiva che permise la colonizzazione globale. Non solo gli umani portarono il linguaggio con loro - il linguaggio permise loro di andare.
Lo Studio sulla Diversità Fonemica
Nel 2012, Quentin Atkinson e Sarah Mathew pubblicarono uno studio che tentava di datare l’origine del linguaggio usando la diversità fonemica. L’approccio era ingegnoso: i fonemi (unità distintive di suono) evolvono più lentamente della grammatica o del vocabolario, aumentando progressivamente nel tempo ma diminuendo nelle popolazioni fondatrici piccole.
Le lingue africane mostrano i repertori fonemici più ricchi. Le lingue del Sud America e dell’Oceania - regioni colonizzate per ultime - mostrano i più poveri. Usando il tasso di aumento fonemico calibrato sui dati del Sud-Est asiatico, stimarono l’origine del linguaggio umano tra 150.000 e 350.000 anni fa, coincidente con la comparsa e dispersione iniziale di Homo sapiens.
Le Obiezioni di Campbell
Lyle Campbell, specialista delle lingue indigene americane, ha formulato critiche devastanti. Il suo argomento centrale: nel tempo profondo, ogni parola della proto-lingua originale sarebbe stata sostituita o alterata oltre il riconoscimento. Anche termini per parti del corpo universali - presumibilmente vocabolario stabile - vengono sostituiti regolarmente per ragioni tabù.
Campbell definisce i tentativi di ricostruire una proto-lingua globale “nel migliore dei casi una perdita di tempo futile, nel peggiore un imbarazzo per il campo della linguistica.” Il suo punto metodologico: non esistono tecniche affidabili per distinguere somiglianze genuine ereditate da convergenze casuali una volta superata una certa profondità temporale (forse 10.000-15.000 anni).
Monogenesi Genetica vs. Linguistica
La monogenesi genetica - l’origine comune di tutti gli umani moderni - è ampiamente accettata in antropologia. Ma questo non implica necessariamente monogenesi linguistica.
Il linguaggio potrebbe essere evoluto indipendentemente in popolazioni separate (poligenesi linguistica) anche se quelle popolazioni condividevano antenati genetici comuni. Oppure la capacità linguistica potrebbe essere emersa una volta sola, ma le lingue attuali potrebbero non risalire a una singola proto-lingua se ci furono episodi multipli di creolizzazione o sviluppo linguistico de novo.
La questione rimane: quanto della struttura linguistica è determinato biologicamente (e quindi condiviso universalmente) e quanto è culturalmente trasmesso (e quindi potenzialmente poligenetico)?
Utilità Narrativa dell’Incertezza
Snow Crash sfrutta precisamente questa incertezza. Stephenson non afferma che la monogenesi linguistica sia vera - costruisce un mondo dove è vera per scopi narrativi. L’assenza di consenso scientifico crea spazio speculativo.
La fantascienza spesso trova le sue idee più produttive non nelle verità stabilite ma nelle questioni irrisolte. Una teoria controversa, un dibattito aperto, un’ipotesi plausibile ma non confermata - questi sono materiali narrativi ideali. Permettono all’autore di esplorare implicazioni senza vincolarsi a posizioni scientifiche definitive.
Che esista o meno una proto-lingua storica reale, il concetto permette a Stephenson di porre domande su linguaggio, cognizione e controllo. La funzione narrativa non dipende dalla verità empirica della premessa.
Quanto spesso la fantascienza hard prende teorie scientifiche minoritarie o contestate e le utilizza come fondamenta? La questione attraversa il genere - dalle interpretazioni della meccanica quantistica alle ipotesi cosmologiche, dai modelli di coscienza alle speculazioni evolutive. La linea tra estrapolazione legittima e licenza creativa non è sempre chiara, e forse non deve esserlo.