L'Ibernazione Come Arma Evolutiva in Blindsight

Watts costruisce l'ibernazione non come tecnologia futura, ma come strategia evolutiva già presente in natura: toporagni, foche, orsi. I vampiri di Blindsight la portano all'estremo: decenni di torpore per lasciare che le prede dimentichino.

L'Ibernazione Come Arma Evolutiva in Blindsight

In Blindsight, Peter Watts costruisce l’ibernazione vampirica non come innovazione tecnologica, ma come strategia evolutiva derivata da modelli biologici reali. L’ibernazione non è un’invenzione della fantascienza, ma un meccanismo già diffuso in natura - Watts lo estende e lo applica a una subspecie umana predatrice.

Conservazione Energetica in Natura

Il testo traccia una genealogia dell’ibernazione attraverso esempi biologici concreti. Toporagni e colibrì, con corpi minuscoli e metabolismi accelerati, entrerebbero in fame notturna senza il torpore che li colpisce al tramonto. Foche elefante, in apnea sul fondo marino, risvegliano solo per prede di passaggio o quando i livelli di lattato raggiungono la soglia critica. Orsi e scoiattoli riducono i costi metabolici dormendo attraverso i mesi invernali impoveriti. Pesci polmonati possono “morire” per anni, aspettando le piogge.

Watts presenta l’ibernazione come risposta biologica a vincoli energetici. Non è un fenomeno raro o esotico, ma una soluzione evolutiva ricorrente quando l’ambiente non fornisce risorse costanti.

Il Problema Vampirico: Predatore e Preda con Tassi Riproduttivi Identici

Per i vampiri, il problema non è la scarsità stagionale o il metabolismo sovraccarico, ma una dinamica predatore-preda anomala. I vampiri si sono separati dall’Homo sapiens così recentemente che i tassi riproduttivi non sono divergenti. Non esiste la classica proporzione lince-lepre di 1:100. I vampiri si riproducono quasi alla stessa velocità delle loro prede.

Questo crea un vincolo evolutivo: se i vampiri cacciassero costantemente, sterminerebbero la loro fonte di cibo troppo rapidamente. L’ibernazione diventa quindi uno strumento di gestione delle risorse. Riduce i bisogni metabolici mentre le prede si riproducono fino a livelli sostenibili.

Watts introduce un secondo livello: l’ibernazione non serve solo a conservare energia, ma anche a far dimenticare.

Dimenticare Come Strategia di Sopravvivenza

Gli esseri umani del Pleistocene erano “abbastanza intelligenti per lo scetticismo facile”. Se non hai visto demoni notturni in tutti i tuoi anni nella savana, perché dovresti credere a deliri senili trasmessi dalla madre di tua madre attorno al fuoco?

L’ibernazione vampirica permetteva ai miti di dissolversi. Dormivano per decenni, lasciando che generazioni umane nascessero e morissero senza mai incontrare un vampiro. Le storie diventavano leggende, le leggende diventavano superstizioni, le superstizioni diventavano finzioni.

Quando i vampiri si risvegliavano, la preda non era più allertata. Gli esseri umani avevano abbassato la guardia, non costruivano più protezioni con angoli retti, non cercavano più segni di predatori notturni. L’ibernazione funzionava come reset psicologico della popolazione preda.

Questa è una variazione affascinante rispetto ai modelli biologici standard. Normalmente, l’ibernazione risponde a condizioni ambientali esterne (inverno, siccità, mancanza di ossigeno). Qui risponde a una condizione psicologica della preda: il livello di allerta, la memoria culturale, la trasmissione intergenerazionale delle conoscenze.

Ibernazione Spaziale: Riutilizzo di Geni Antichi

Quando l’umanità resuscita i vampiri, estrae i tratti genetici per l’ibernazione prolungata e li trasferisce a certi esseri umani che viaggeranno nello spazio profondo. I “geni nemici”, selezionati per predare sugli antenati umani, ora servono gli obiettivi dell’esplorazione spaziale.

Watts qui costruisce un’ironia: i meccanismi evolutivi che permettevano ai vampiri di cacciare efficacemente gli esseri umani nel Pleistocene sono gli stessi che permettono agli esseri umani di viaggiare tra le stelle 50.000 anni dopo.

L’ibernazione spaziale non è presentata come tecnologia radicalmente nuova, ma come riutilizzo di architetture biologiche già esistenti. Invece di inventare l’ibernazione da zero, l’umanità la estrae da una subspecie estinta che l’aveva già perfezionata.

Questo solleva domande interessanti sulla relazione tra evoluzione biologica e ingegneria genetica. Se un tratto evolutivo si è sviluppato per uno scopo (predazione), ma può essere riutilizzato per un altro (viaggio spaziale), il tratto stesso ha un “significato” intrinseco? O è semplicemente un meccanismo biologico neutro che acquista significato solo nel contesto del suo utilizzo?

Torpore e Assenza di Respiro

Un dettaglio interessante: Watts menziona le foche elefante che rimangono “senza respiro” sul fondo del mare, in stato comatoso, risvegliandosi solo per prede di passaggio o per livelli critici di lattato.

Questa immagine - un organismo che non respira, apparentemente morto, ma pronto a riattivarsi istantaneamente - richiama direttamente la condizione vampirica. I vampiri dormienti non sono morti, ma nemmeno vivi nel senso metabolico normale. Sono in uno stato intermedio, biologicamente sospeso.

Watts sembra suggerire che l’ibernazione vampirica non è un sonno profondo, ma una forma di morte temporanea reversibile. Il corpo rallenta al punto di sembrare inerte, ma mantiene la capacità di riaccendersi.

Quanto tempo può durare questo stato? Il testo menziona “decenni” per i vampiri preistorici, e “anni” per i pesci polmonati. I vampiri resuscitati nel futuro di Blindsight sono ancora più estremi: possono ibernare per i lunghi viaggi interstellari, periodi potenzialmente di secoli.

Se l’ibernazione può essere estesa indefinitamente, diventa una forma di immortalità pratica. Non biologica (il corpo continua a invecchiare, anche se lentamente), ma temporale: l’organismo può saltare attraverso il tempo, risvegliandosi in epoche completamente diverse.