L'Entropia Come Motore Narrativo: Il Problema Irrisolvibile in 'The Last Question'

Come Asimov trasforma un principio termodinamico in tensione narrativa costante attraverso l'irrisolvibilità temporanea.

L'Entropia Come Motore Narrativo: Il Problema Irrisolvibile in 'The Last Question'

L’entropia è il cuore fisico e narrativo di “The Last Question”. Non è solo un concetto scientifico che Asimov inserisce nella storia, ma il meccanismo che genera tutta la tensione del racconto. Per capire come funziona narrativamente, vale la pena guardare prima cosa sia l’entropia dal punto di vista fisico.

Cos’è l’Entropia (Senza Diventare Troppo Tecnici)

La seconda legge della termodinamica stabilisce che in un sistema chiuso, l’entropia può solo aumentare o rimanere costante, mai diminuire. In termini pratici, questo significa che l’energia utilizzabile si riduce progressivamente. Il calore si disperde, le strutture ordinate si disgregano, e alla fine tutto raggiunge uno stato di equilibrio termodinamico dove non è più possibile estrarre lavoro.

Nel contesto cosmologico, questo porta alla “morte termica dell’universo”: uno scenario in cui tutte le stelle si sono spente, tutta la materia è decaduta, e l’universo è una distesa uniforme di particelle a temperatura uniforme, senza più differenze energetiche da sfruttare.

Questo processo è inevitabile secondo le leggi della fisica che conosciamo. Non si può “invertire” l’entropia senza fornire energia dall’esterno, ma se consideriamo l’intero universo come un sistema chiuso, non esiste un “esterno” da cui attingere.

L’Entropia Come Antagonista Invisibile

Asimov prende questo concetto e lo trasforma nell’antagonista centrale del racconto. Ma è un antagonista peculiare: non è un personaggio, non agisce con intenzionalità, non può essere combattuto in senso tradizionale. È semplicemente lì, inesorabile, operante in background attraverso tutta la storia.

Nel primo segmento, quando Adell dice “abbiamo energia per sempre e sempre”, Lupov lo corregge immediatamente ricordandogli che anche il sole si esaurirà. Questo stabilisce l’entropia come il limite fondamentale oltre il quale tutta la tecnologia e il progresso umano non possono andare. Ogni vittoria tecnologica è temporanea, perché l’entropia continua a operare.

L’Irrisolvibilità Temporanea

Ciò che rende l’entropia narrativamente efficace in questa storia è che Asimov la presenta come un problema irrisolvibile al momento, ma forse non per sempre. La risposta del computer è sempre “Insufficient data for a meaningful answer”, non “Impossible” o “Cannot be done”.

Questa distinzione è cruciale. Il problema non è dichiarato insolubile, solo insolubile ora. Questo mantiene aperta la possibilità di una soluzione futura, il che permette alla domanda di essere ripetuta attraverso le epoche. Se il computer avesse detto “è impossibile” la prima volta, la storia sarebbe finita lì.

Asimov usa l’entropia come un problema che è sempre un passo avanti rispetto alla capacità di risolverlo. Non importa quanto si evolva l’umanità o quanto potente diventi il computer, l’entropia rimane irrisolta. Questo crea una sorta di asintoto narrativo: la soluzione si avvicina ma non viene mai raggiunta finché esistono le condizioni fisiche per porla.

La Scala Temporale Dell’Inevitabilità

Un aspetto interessante è come Asimov usa scale temporali diverse per rendere l’entropia concreta. Nel primo segmento, la preoccupazione è che il sole si esaurirà. È un problema su scala di miliardi di anni, lontanissimo, quasi astratto.

Nei segmenti successivi, l’entropia diventa progressivamente più vicina e tangibile. Le stelle iniziano effettivamente a spegnersi. Le galassie si raffreddano. L’energia utilizzabile diminuisce in modo misurabile. Ciò che era una preoccupazione teorica diventa una realtà osservabile.

Questa progressione trasforma l’entropia da concetto astratto a minaccia immediata. Asimov non ci mostra le equazioni o le misurazioni precise, ma rende l’effetto visibile attraverso la descrizione del decadimento cosmico.

Il Paradosso Computazionale

C’è un interessante paradosso incorporato nella struttura del racconto: il computer ha bisogno di dati per rispondere alla domanda sull’entropia, ma i dati rilevanti possono essere raccolti solo attraverso il processo stesso di decadimento entropico. In altre parole, il computer deve “aspettare” che l’universo proceda verso la morte termica per avere abbastanza informazioni su come invertirla.

Questo crea una situazione in cui la soluzione può emergere solo quando è troppo tardi per applicarla all’universo esistente. Quando il Cosmic AC finalmente risolve il problema, l’universo fisico è già finito. Non c’è più nulla da salvare.

La soluzione non è quindi reversione, ma creazione. Il computer non inverte l’entropia dell’universo esistente, ma crea un nuovo universo in uno stato di bassa entropia. È una soluzione che funziona solo attraverso la distruzione completa e la ricreazione.

L’Energia Necessaria per Invertire l’Entropia

Dal punto di vista fisico, invertire l’entropia localmente richiede input energetico dall’esterno. È quello che facciamo quando ordiniamo una stanza disordinata: usiamo energia muscolare (derivata dal cibo, che deriva dal sole) per riorganizzare oggetti. L’entropia totale del sistema (noi + la stanza + l’ambiente circostante) aumenta comunque.

Ma se consideriamo l’intero universo, non esiste un “esterno” da cui attingere energia. Questo è il problema fondamentale che il computer deve risolvere. E la soluzione, alla fine, sembra essere esistere al di fuori dell’universo stesso.

Il Cosmic AC esiste in uno spazio al di fuori dello spazio e del tempo, il che gli permette di operare senza essere soggetto alle leggi termodinamiche interne dell’universo. È solo da questa posizione esterna che può “resettare” il sistema creando un nuovo universo.

L’Entropia Come Ciclo

L’implicazione finale del racconto è che forse l’entropia non viene mai veramente invertita, ma aggirata attraverso un ciclo di creazione e distruzione. Ogni universo nasce in uno stato di bassa entropia, si espande, evolve vita e intelligenza, raggiunge la morte termica, e poi viene ricreato da un’entità computazionale che è sopravvissuta al di fuori del sistema.

Questo trasforma l’entropia da linea retta (ordine → disordine → fine) a cerchio (ordine → disordine → ricreazione → ordine). Non è propriamente un’inversione, ma una sostituzione. Il vecchio universo non viene salvato, ma uno nuovo prende il suo posto.

Asimov non spiega mai esplicitamente se questo è un ciclo infinito o se ha un inizio. Ma la struttura del racconto, con la sua enfasi sulla ripetizione e sul pattern ciclico della domanda e risposta, suggerisce fortemente l’idea di un processo che si è già ripetuto innumerevoli volte.

La domanda sull’entropia, quindi, non è solo sul destino del nostro universo, ma sul meccanismo stesso che potrebbe governare la nascita e la morte di tutti gli universi possibili.