La Velocità della Luce Come Variabile
Nella fisica del nostro universo, la velocità della luce nel vuoto è una costante: circa 299.792 km/s. È il limite assoluto, la velocità massima a cui informazione ed energia possono propagarsi. Ma in Death’s End, Liu Cixin esplora un’ipotesi: cosa succederebbe se la velocità della luce potesse essere ridotta localmente?
I “domini neri” sono regioni di spazio in cui la velocità della luce è stata abbassata drasticamente. Nel sistema DX3906, dopo la rottura delle “death lines” (scie lasciate dalle astronavi a propulsione a curvatura), la velocità della luce scende a meno di 20 km/secondo. Per confronto, è più lenta della velocità orbitale terrestre intorno al Sole (circa 30 km/s).
La conseguenza immediata: niente che dipenda dalla propagazione della luce alla velocità standard può funzionare. I computer si spengono. I sistemi di comunicazione muoiono. Le luci stesse non possono accendersi.
Il Problema dei Computer
Liu Cixin affronta il problema con precisione ingegneristica. I computer tradizionali si basano su trasmissione seriale di dati elettronici. Quando la velocità della luce (e quindi la velocità massima di propagazione dei segnali elettromagnetici) scende sotto una certa soglia, la trasmissione diventa troppo lenta per essere utilizzabile.
La soluzione proposta: neurocomputer, sistemi basati sui cervelli di animali intelligenti. Il cervello biologico funziona attraverso segnali chimici, che si propagano a velocità molto inferiori alla luce - circa 2-3 metri al secondo. Ma i cervelli biologici compensano attraverso elaborazione massicciamente parallela. Non un singolo processore veloce, ma milioni di neuroni che lavorano simultaneamente.
I neurocomputer imitano questa architettura. Non sono veloci in senso tradizionale, ma funzionano anche quando la luce stessa è rallentata. Il processo di avvio richiede 12 giorni, perché la trasmissione seriale dei dati è estremamente lenta, ma una volta attivi possono operare.
Relatività Dentro il Dominio
La relatività speciale continua a funzionare all’interno di un dominio nero, ma con parametri diversi. Quando Cheng Xin e Guan Yifan entrano in orbita a “velocità della luce ridotta” intorno al Pianeta Blu, si trovano intrappolati.
Orbitano a quella che per loro è velocità della luce, ma dall’esterno, nel frame di riferimento del pianeta, il tempo scorre a velocità radicalmente diverse. Il pattern sulla superficie del pianeta si ripete centinaia di volte al secondo dalla prospettiva di chi è in orbita. Ogni ripetizione del pattern significa un’orbita completa.
Dalla prospettiva di Cheng Xin e Guan Yifan, il tempo all’interno della navetta scorre normalmente. Ma sul pianeta sottostante, il tempo avanza milioni di volte più velocemente. Quando riescono finalmente a decelerare e atterrare, scoprono che sono passati 18 milioni di anni.
Astronomia Distorta
Un effetto visivo interessante: all’interno del dominio nero, le stelle appaiono come linee di luce che attraversano lo spazio, anziché punti. Questo accade perché la luce proveniente da fuori del dominio attraversa il confine e viene distorta.
Liu Cixin usa un’analogia: è simile a una foto a lunga esposizione del cielo notturno sulla Terra, dove la rotazione terrestre trasforma le stelle in archi concentrici. Ma in questo caso, le linee sono di lunghezze diverse e orientate in direzioni diverse, creando un effetto caotico e disorientante.
Il sistema stellare è effettivamente tagliato fuori dal resto dell’universo. Non è un buco nero - la luce può entrare, e tecnicamente può uscire - ma qualsiasi astronave o segnale che tenti di lasciare il dominio impiegherebbe un tempo cosmicamente lungo a farlo, rendendo il sistema una prigione perfetta.
Sicurezza Attraverso l’Isolamento
I domini neri sono stati concepiti come strategia di sopravvivenza nella Foresta Oscura. L’idea: se una civiltà riduce la velocità della luce nel proprio sistema stellare, segnala alle altre civiltà cosmiche che non rappresenta una minaccia. È autoincarcerata. Non può espandersi, non può lanciare attacchi, non può competere per risorse. È neutralizzata.
Ma la realtà è più complessa. Un dominio nero non è solo un segnale di non-aggressione. È una prigione permanente. Una civiltà che crea un dominio nero sta accettando di non lasciare mai più il proprio sistema stellare. Tutte le astronavi all’interno sono intrappolate. Tutti i piani di esplorazione o colonizzazione sono finiti.
È una strategia di sopravvivenza che equivale a un suicidio culturale e tecnologico. La civiltà può continuare a esistere, ma solo in una forma stagnante e isolata, senza possibilità di crescita o evoluzione verso l’esterno.
Liu Cixin presenta questo non come una scelta tragica, ma come una delle molte scelte che le civiltà cosmiche devono affrontare in un universo ostile. Sopravvivere a quale costo? E cosa significa davvero sopravvivere se significa rinunciare a tutto ciò che definisce una civiltà avanzata?