Cybernetics: Da Platone a Kline, l'Evoluzione di un Termine

Il termine 'cyborg' non significa quello che pensiamo. L'etimologia di 'cybernetics' rivela un concetto molto più ampio: sistemi di controllo e comunicazione che esistono da sempre.

Cybernetics: Da Platone a Kline, l'Evoluzione di un Termine

Quando pensiamo a un cyborg, la maggior parte di noi immagina braccia metalliche e occhi che brillano nel buio. Ma il termine “cybernetic organism” nasconde una storia molto più interessante, che parte da Platone e arriva agli anni ‘60 passando per la teoria dei sistemi di controllo.

Le Radici Greche

Il termine “cybernetics” deriva dal greco “kubernetes”, che Platone usa nel contesto dei sistemi di governo. Non è casuale: governare una città-stato richiede meccanismi di controllo, feedback, correzione delle deviazioni. La parola descrive già allora sistemi complessi che si auto-regolano.

Nel XIX secolo, Ampere riprende il termine per descrivere sistemi di controllo e comunicazione all’interno di meccanismi. Le macchine stavano diventando abbastanza complesse da richiedere valvole, regolatori, dispositivi che “governassero” il funzionamento interno. Il concetto rimane lo stesso: controllo attraverso feedback.

Wiener e la Definizione Moderna

Negli anni ‘40, il matematico Norbert Wiener fonda la disciplina della cibernetica definendola come “lo studio scientifico del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina”. Wiener sta osservando pattern: il termostato che regola la temperatura, il sistema nervoso che coordina i muscoli, l’economia che si auto-stabilizza attraverso domanda e offerta.

Un ciberneticista potrebbe studiare il corpo umano per capire come feedback loops regolano temperatura corporea, pressione sanguigna, livelli ormonali. Oppure potrebbe studiare il clima, che si auto-regola attraverso cicli di evaporazione, condensazione, precipitazione. Il soggetto cambia, il pattern rimane: sistemi che si auto-modificano in risposta a input.

La Definizione di Clynes e Kline

Negli anni ‘60, Manfred Clynes e Nathan Kline coniano il termine “cyborg” in un contesto molto specifico: l’esplorazione spaziale. La loro definizione è illuminante:

“Un cyborg è essenzialmente un sistema uomo-macchina in cui i meccanismi di controllo della porzione umana sono modificati esternamente da farmaci o dispositivi regolatori, così che l’essere possa vivere in un ambiente diverso da quello normale.”

Nota il linguaggio: “modificati esternamente”, “farmaci o dispositivi regolatori”, “ambiente diverso”. Stanno parlando di un uomo in una tuta spaziale. Non l’uomo da solo - il sistema uomo-più-tuta. Il cyborg non è la persona, è l’intero sistema cibernetico.

Il Sistema, Non l’Individuo

Questo è il punto cruciale che la cultura popolare ha perso: il cyborg è il sistema nel suo complesso, non solo la componente biologica modificata. Quando ti metti una tuta spaziale, il sistema che emerge - tu più la tuta, i regolatori di ossigeno, i sistemi di riciclo, i sensori - è un sistema cibernetico. Si auto-regola per mantenerti vivo in un ambiente ostile.

La distinzione diventa evidente quando consideriamo altri esempi. Un subacqueo con le bombole d’ossigeno sta creando un sistema cibernetico temporaneo. Un diabetico con un monitor continuo del glucosio che comunica con una pompa di insulina è parte di un sistema cibernetico permanente. In entrambi i casi, stiamo parlando di loop di feedback e controllo automatico.

Implicazioni per la Definizione

Questa prospettiva cambia il modo in cui pensiamo all’augmentation umana. Non si tratta di “diventare” cyborg aggiungendo parti meccaniche. Si tratta di costruire sistemi cibernetici sempre più sofisticati che estendono le nostre capacità di operare in ambienti diversi.

Una persona con un pacemaker non è un cyborg nel senso popolare del termine. Ma il sistema cuore-pacemaker è un sistema cibernetico: monitora il ritmo cardiaco e interviene quando necessario per mantenerlo stabile. Il pacemaker è un componente di controllo in un feedback loop.

Wiener aveva capito che i pattern di controllo e comunicazione attraversano i confini tra biologico e meccanico. Clynes e Kline hanno applicato questa insight all’interfaccia uomo-ambiente. Il risultato è una definizione di cyborg molto più ampia - e molto più antica - di quanto pensiamo.

Forse la domanda giusta non è “quando diventeremo cyborg?”, ma “da quanto tempo esistono sistemi cibernetici che ci permettono di operare dove altrimenti non potremmo?”