Il Rifugio Definitivo
In Death’s End, Liu Cixin introduce il concetto di universi in miniatura come rifugio ultimo contro la distruzione cosmica. L’Universo 647 è uno di questi: un mondo completamente chiuso, autosufficiente, con un proprio sole, un cielo blu, un campo coltivabile. Un Eden tecnologico costruito con fisica tricolariana, progettato per durare oltre il collasso dell’universo stesso.
La logica è impeccabile. Se l’universo principale sta per collassare nel Big Crunch, perché non costruire un universo separato che esista al di fuori di esso? Il tempo scorre diversamente: 10 anni nell’universo tascabile corrispondono a miliardi di anni nell’universo principale. È il rifugio perfetto.
Ma c’è un problema fondamentale: per costruire un universo miniaturizzato, bisogna sottrarre materia dall’universo principale.
La Matematica della Sopravvivenza
Liu Cixin costruisce il dilemma in modo metodico. Ogni civiltà avanzata, di fronte alla minaccia di estinzione cosmica, giunge alla stessa soluzione: creare universi tascabili. L’umanità lo fa. I tricolariani lo fanno. Presumibilmente, migliaia o milioni di altre civiltà nella galassia fanno lo stesso.
Il risultato è un lento drenaggio della massa totale dell’universo. Ogni universo in miniatura sottrae una frazione infinitesimale, ma il totale cumulativo cambia le regole del gioco.
La massa totale dell’universo determina se esso è “chiuso” (destinato a collassare e rinascere) oppure “aperto” (destinato a espandersi per sempre fino alla morte termica). Se scende sotto una soglia critica, l’universo diventa aperto. Niente Big Crunch. Niente rinascita. Solo espansione infinita, buio, freddo, silenzio eterno.
Il Messaggio dei “Returners”
Il momento cruciale arriva quando Cheng Xin e Guan Yifan, rifugiati nell’Universo 647, ricevono una trasmissione dall’universo principale. È un messaggio dei “returners” - un’alleanza di civiltà che chiedono il ritorno della massa sottratta:
“La massa totale del nostro universo è scesa sotto la soglia critica. L’universo si trasformerà da chiuso ad aperto e morirà di espansione perpetua. Restituite la massa che avete preso.”
Liu Cixin trasforma una soluzione tecnica in un problema morale. Gli universi tascabili sono sopravvivenza individuale a scapito della sopravvivenza collettiva. È la Foresta Oscura applicata su scala metafisica: ogni civiltà agisce nell’interesse proprio, ma il risultato aggregato distrugge tutti.
Il Peso della Scelta
La richiesta dei returners non è coercitiva. Non ci sono minacce, non c’è enforcement. È una richiesta basata sulla speranza che le civiltà facciano la scelta giusta.
Cheng Xin e Guan Yifan decidono di smantellare l’Universo 647. Restituiscono la massa. Abbandonano l’Eden tecnologico per tornare all’universo principale, anche se questo significa affrontare un futuro incerto in un cosmo che potrebbe essere già irriconoscibile.
Liu Cixin non presenta questa scelta come eroica. È semplicemente una scelta. I due lasciano dietro di sé una memoria: un computer quantistico contenente la storia della Terra e di Trisolaris, e una piccola biosfera sigillata con una sorgente di luce. Finché quella luce rimarrà accesa, l’Universo 647 non sarà completamente vuoto e oscuro.
Ma quanti altri faranno lo stesso? Quante civiltà sceglieranno di restituire ciò che hanno preso?
Il Pattern Narrativo
Questo pattern - soluzione tecnologica che diventa problema morale - attraversa tutta la trilogia. La deterrenza con le bombe gravitazionali sembrava la salvezza, ma si è trasformata in un sistema fragile basato sulla credibilità di una minaccia. Le astronavi generazionali sembravano una via di fuga, ma hanno creato divisioni tra chi è rimasto e chi è fuggito.
Gli universi tascabili seguono la stessa logica. Offrono sopravvivenza, ma solo se poche civiltà li usano. Se tutti li usano, distruggono ciò che stavano cercando di preservare.
Liu Cixin non propone soluzioni. Osserva semplicemente che ogni azione su scala cosmica ha conseguenze su scala cosmica. E che le conseguenze non sono sempre prevedibili finché non è troppo tardi.