La serie Foundation-Robot si chiude con Trevize che sceglie tra tre futuri radicalmente diversi per l’umanità galattica. Ma la struttura di questa scelta rivela qualcosa di più interessante della scelta stessa: come Asimov usa l’asimmetria informativa per guidare sia il protagonista che il lettore verso una conclusione predeterminata.
L’Architettura del Trilemma
I tre percorsi sono costruiti su fondamenta apparentemente incompatibili:
Prima Fondazione: psicoistoria come meccanismo predittivo basato su comportamento statistico di massa. L’umanità evolve attraverso crisi controllate, guidata da equazioni che trattano miliardi di individui come particelle in un gas ideale.
Seconda Fondazione: mentalici che usano poteri mentali per correggere le deviazioni dal Piano Seldon. Élite cognitiva che opera nell’ombra, manipolando eventi chiave per mantenere l’umanità su binari predeterminati.
Gaia/Galaxia: superorganismo dove ogni particella di materia—organica e inorganica—è parte di una coscienza collettiva. Non aggregazione di menti separate, ma entità unitaria con consapevolezza distribuita.
Ciò che rende questa struttura narrativamente efficace non è l’eleganza logica, ma l’asimmetria deliberata nel modo in cui Asimov espone ciascun percorso.
Il Trucco dell’Immersione Selettiva
Asimov immerge il lettore profondamente nella Prima e Seconda Fondazione. Vediamo la psicoistoria fallire contro il Mulo. Osserviamo la paranoia di Gendibal e Branno, i loro calcoli politici, la loro disponibilità a sacrificare popolazioni per obiettivi a lungo termine.
Il lettore sperimenta i difetti dall’interno: la rigidità burocratica di Trantor, l’arroganza dei mentalici, l’incapacità della psicoistoria di gestire anomalie individuali.
Gaia, invece, rimane opaca. Bliss offre rassicurazioni—”c’è disaccordo all’interno di Gaia”—ma non vediamo mai questo disaccordo. Ogni critica sollevata da Trevize viene affrontata con spiegazioni teoriche, mai con prove concrete. L’accusa di omogeneizzazione? Respinta. Il rischio di stagnazione? Negato.
Questa asimmetria non è accidentale. È una tecnica di persuasione narrativa: respingi ciò che conosci intimamente (e quindi riconosci come difettoso), abbraccia ciò che rimane misterioso (e quindi può essere idealizzato).
Il Paradosso del Mulo
Ma c’è una crepa nella facciata di Gaia che Asimov lascia inspiegata: il Mulo stesso proviene da Gaia.
Originariamente presentato come un “mutante” genetico casuale, il retcon successivo lo colloca come prodotto di Gaia stessa. Questo solleva una domanda che il testo evita accuratamente: come può un superorganismo basato su “protezione della vita” e con senso etico radicato nelle Tre Leggi produrre qualcuno come il Mulo?
Il Mulo non è semplicemente ambizioso—distrugge menti, conquista galassie, mostra completo disprezzo per la vita. Se Gaia era già un superorganismo funzionante quando il Mulo nacque (e lo era, abbiamo registrazioni storiche verificate), allora qualcosa nel sistema ha fallito in modo catastrofico.
Eppure nessuno nell’universo narrativo solleva questa domanda. Trevize, che è supposto avere “ragione con dati incompleti”, non ci pensa. Bliss non offre spiegazioni. Il lettore è lasciato a speculare.
Il Problema della Diversità
C’è un secondo paradosso strutturale: Galaxia richiede universalità, ma alcune società sono fondamentalmente incompatibili.
I Solarians—ermafroditi con poteri di transduzione che vivono in isolamento totale—non si uniranno mai volontariamente a Gaia. La loro intera filosofia è antitetica al collettivismo. Eppure Bliss suggerisce che “sarebbero un’aggiunta preziosa con le loro abilità speciali”.
Questo implica assorbimento forzato. Ma l’assorbimento forzato per il “bene maggiore” è esattamente l’atteggiamento che la Fondazione rifiuta quando Branno propone di conquistare il resto della galassia.
Asimov sembra intrappolato tra due princìpi incompatibili: Gaia rispetta l’autonomia individuale, ma Galaxia richiede totalità. Come si può avere “tutti” senza prendere “alcuni” contro la loro volontà?
La Giustificazione Finale: Alieni Inesistenti
La decisione finale di Trevize si basa su una minaccia che non esiste nell’universo narrativo: invasori alieni da galassie vicine.
Trevize ragiona: psicoistoria non può predire alieni. I mentalici della Seconda Fondazione non possono controllarli. Solo Galaxia—un’entità unificata—potrebbe difendersi contro una civiltà completamente estranea alla psicologia umana.
Il problema: non c’è nessuna prova di alieni. Zero. Niente segnali, niente artefatti, niente indizi. È una speculazione pura trasformata in certezza assoluta entro secondi dal momento in cui viene proposta.
Asimov stesso era un fiero scettico. La sua citazione famosa: “Più selvaggia o ridicola è un’affermazione, più solide devono essere le prove”. Eppure Trevize trasforma l’intera razza umana in un superorganismo basato su una minaccia ipotetica senza un singolo dato a supporto.
Chi Decide per l’Umanità?
C’è un pattern sottile che attraversa la scelta di Trevize: il suo disgusto per tutto ciò che devia dall’Homo sapiens standard.
Ha distrutto la sua carriera politica per risentimento verso i mentalici. Mostra “repulsione fisica” verso gli ermafroditi Solarians. È “terrorizzato” dai loro lobi transduttori. Persino con Bliss, il suo disprezzo per Gaia interferisce costantemente con le loro interazioni.
La sua “abilità di essere giusto” viene presentata come infallibile, ma il testo stesso la mina: ha una forte convinzione che portare Fallom sia un errore grave. Si rivela completamente sbagliato—Fallom salva il gruppo almeno due volte.
Quindi chi è realmente Trevize? Un uomo con una straordinaria capacità decisionale? O uno xenofobo che razionalizza le sue paure in filosofia cosmica?
La domanda che Asimov lascia aperta è se stiamo assistendo a una scelta saggia o alla tragedia di un’intera galassia assorbita per calmare le ansie di un singolo uomo.