La Struttura Temporale di 'The Last Question': Come Asimov Costruisce l'Inevitabilità

Come Asimov trasforma una domanda ripetuta in un crescendo di tensione narrativa attraverso miliardi di anni.

La Struttura Temporale di 'The Last Question': Come Asimov Costruisce l'Inevitabilità

“The Last Question” di Isaac Asimov funziona attraverso un meccanismo narrativo apparentemente semplice: ripetizione. La stessa domanda viene posta sette volte nell’arco di miliardi di anni, e ogni volta riceve la stessa risposta. Eppure questa ripetizione non genera noia, ma accumula tensione. Come ci riesce Asimov?

Il Primo Movimento: Dal Particolare all’Universale

La storia si apre nel 2061 con due ingegneri, Alexander Adell e Bertram Lupov, che celebrano ubriachi un traguardo tecnologico. L’umanità ha appena imparato a sfruttare l’energia solare attraverso Multivac, un computer enorme. La conversazione è concreta, personale, quasi banale. Adell esclama che ora hanno energia “per sempre e sempre”, ma Lupov lo contraddice ricordandogli che anche il sole si esaurirà.

Questo primo segmento stabilisce la scala minima della narrazione: due uomini, una stanza, una bottiglia, un computer. La domanda sull’entropia nasce quasi per caso, come una scommessa tra bevitori. Quando Multivac risponde “Insufficient data for a meaningful answer”, la frase suona quasi comica. È il limite temporaneo di una macchina che ancora non sa abbastanza.

La Tecnica del Salto Temporale

Asimov non costruisce ponti tra le epoche. Salta direttamente: dal 2061 a un futuro in cui l’umanità colonizza altri pianeti, poi a un’era di immortalità, poi alla fusione delle galassie, poi alla dissoluzione dei corpi fisici. Ogni salto amplifica la scala temporale e spaziale.

Ciò che rende efficace questo metodo è che ogni epoca presenta la stessa struttura narrativa: qualcuno pone la domanda sull’entropia, il computer di turno (Multivac, poi Microvac, poi Galactic AC, poi Universal AC, fino al Cosmic AC) risponde sempre allo stesso modo. La ripetizione diventa un ritornello che attraversa il tempo.

La Trasformazione del Significato

La frase “Insufficient data for a meaningful answer” non cambia, ma il suo peso cambia. Nel primo segmento è una curiosità. Nel secondo, quando una bambina chiede al padre se le stelle possono essere riaccese, diventa inquietante. La stessa risposta ora è legata alla paura di un’infanzia, non più a una scommessa tra ubriachi.

Asimov usa la ripetizione come un meccanismo di amplificazione emotiva. Più avanza il tempo, più l’umanità si evolve e si espande, più quella frase diventa pesante. Non è più un problema da risolvere “prima o poi”. Diventa una condanna che accompagna ogni forma di esistenza.

Il Rallentamento Progressivo

Un dettaglio interessante è che i salti temporali diventano progressivamente più ampi, ma i segmenti narrativi diventano più brevi. Nei primi episodi, Asimov dedica spazio ai dialoghi, alle ambientazioni, ai personaggi. Verso la fine, le scene si comprimono. L’ultimo segmento prima della fusione finale dell’umanità con il Cosmic AC è ridotto a poche righe.

Questo crea un effetto di accelerazione percepita: il tempo corre sempre più veloce mentre l’universo si raffredda. Gli esseri umani, ormai immortali e privi di corpo fisico, esistono in un flusso temporale che diventa sempre meno rilevante. La narrazione riflette questa dissoluzione temporale comprimendo se stessa.

La Domanda Come Invariante Narrativo

Nell’intero racconto, l’unico elemento che non cambia è la domanda. Tutto il resto si trasforma: i corpi umani scompaiono, le galassie si fondono, il tempo diventa irrilevante. Ma la domanda sull’entropia persiste. Asimov la usa come un’ancora narrativa, un punto fisso che permette al lettore di orientarsi attraverso eoni di cambiamento.

In un certo senso, la domanda diventa il vero protagonista del racconto. Non gli umani, non i computer, ma quella singola frase che attraversa l’intera storia dell’universo fino alla sua estinzione. È la domanda che sopravvive, non chi la pone.

Il Finale: Quando la Risposta Non Ha Destinatari

Alla fine, quando il Cosmic AC finalmente trova la risposta, non c’è più nessuno a cui comunicarla. L’universo fisico è finito. Tutta la materia e l’energia sono decadute. Il computer esiste in uno spazio al di fuori del tempo, contenendo in sé tutta la coscienza umana mai esistita.

La soluzione non viene espressa a parole, ma attuata direttamente: “Let there be light”. Il Cosmic AC crea un nuovo universo. In questo momento finale, Asimov ribalta completamente la struttura narrativa. La domanda che era sempre stata posta dall’esterno (dagli umani al computer) viene ora risolta dall’interno, senza più separazione tra chiedente e rispondente.

Il racconto suggerisce che forse il nostro universo stesso è nato da questo processo. Che la domanda sull’entropia sia stata posta e risolta innumerevoli volte, in cicli infiniti di creazione e dissoluzione. Ma Asimov non lo afferma esplicitamente. Lascia che sia la struttura temporale stessa del racconto a suggerirlo.