Il Retcon del Mule: Come Asimov Gestisce la Continuità Narrativa

In Foundation's Edge, Asimov rivela che il Mule proveniva da Gaia. Questa rivelazione cambia retroattivamente il significato di Foundation and Empire, e solleva domande su come gli autori gestiscono continuità multi-decennali.

Il Retcon del Mule: Come Asimov Gestisce la Continuità Narrativa

In Foundation’s Edge, pubblicato più di trent’anni dopo Foundation and Empire, Asimov introduce un elemento che riscrive retroattivamente parte della mitologia della serie: il Mule, il grande disruptore del Piano Seldon, il mutante che quasi distrusse la Prima Fondazione, proveniva da Gaia.

Questo è un esempio perfetto di retcon, retroactive continuity, una tecnica narrativa dove un autore introduce nuove informazioni che cambiano la comprensione di eventi già stabiliti. Come funziona in questo caso, e cosa ci dice sul modo in cui Asimov gestiva la continuità delle sue opere?

Il Mule Originale

In Foundation and Empire, il Mule è presentato come un’anomalia completa. È un mutante con poteri mentali che gli permettono di manipolare le emozioni. Non può essere previsto dalla psicoistoria perché è un evento statisticamente impossibile, un outlier così estremo da essere fuori da qualsiasi curva di distribuzione.

Il Mule quasi conquista la galassia. Rompe il Piano Seldon. La Seconda Fondazione deve intervenire direttamente per fermarlo, e anche così ci riescono solo a metà: lo fermano ma non lo sconfiggono completamente. Muore di cause naturali, o così sembra, prima di poter riprendere la sua conquista.

La narrativa del Mule funziona perché rappresenta il caos puro che si inserisce in un sistema deterministico. È la prova che la psicoistoria, per quanto sofisticata, non può prevedere tutto. È il punto dove il Piano Seldon fallisce e deve essere salvato dall’intervento umano (o Mentalista).

Il Retcon di Gaia

In Foundation’s Edge, scopriamo che il Mule non era semplicemente un mutante casuale. Proveniva da Gaia. Era, in qualche modo, connesso al superorganismo planetario che ora vuole espandere la sua coscienza collettiva a tutta la galassia.

Questo cambia tutto. Il Mule non era più un evento casuale. Era parte di un sistema più grande. La sua origine ha una spiegazione, una fonte, una connessione a qualcosa che esisteva prima di lui e che continua a esistere dopo di lui.

Ma Asimov non esplora completamente questo retcon. Non spiega come esattamente Gaia ha prodotto il Mule. Non spiega perché un superorganismo dedicato all’armonia collettiva avrebbe generato un individuo così potentemente egoista. Non spiega cosa sia successo tra Gaia e il Mule quando lui era vivo.

È presentato quasi di sfuggita, come un fatto stabilito, e poi la narrativa procede.

Perché Questo Retcon?

La domanda diventa: perché Asimov ha sentito il bisogno di fare questo retcon? Quali problemi narrativi stava cercando di risolvere?

Una possibilità è che stava cercando di connettere tutti i pezzi del suo universo in un sistema unificato. Il Mule era l’elemento più caotico della serie Foundation. Se Asimov voleva introdurre Gaia come forza ordinatrice nascosta, aveva bisogno di spiegare come anche il caos del Mule si inserisse in un quadro più grande.

Un’altra possibilità è che stava cercando di dare a Gaia una storia. Un superorganismo planetario che esiste da millenni senza mai aver influenzato la galassia in modo significativo sarebbe sembrato inerte. Ma se Gaia aveva generato il Mule, anche accidentalmente, allora aveva una storia di intervento galattico. Aveva delle conseguenze.

E forse stava anche cercando di rendere il Mule meno di un deus ex machina al contrario. Nella narrativa originale, il Mule appare dal nulla, rompe tutto, e poi muore. È narrativamente soddisfacente come esempio di caos, ma è anche un po’ troppo conveniente. Dargli un’origine lo rende parte del worldbuilding piuttosto che un espediente narrativo.

Il Costo del Retcon

Ma il retcon ha un costo. Diminuisce il Mule come rappresentazione del caos puro. Se proviene da Gaia, allora non è veramente casuale. È un prodotto di un sistema, anche se un sistema che non comprendiamo completamente.

Questo cambia anche la dinamica tra il Mule e la Seconda Fondazione. Nella narrativa originale, la Seconda Fondazione reagisce a un evento imprevisto. Nel contesto del retcon, stanno reagendo a qualcosa che ha un’origine specifica in Gaia. Questo solleva domande: la Seconda Fondazione sapeva di Gaia? Sapeva che il Mule proveniva da lì? Se sì, perché non hanno affrontato Gaia direttamente?

Asimov non risponde a queste domande. E questo è interessante perché suggerisce che forse il retcon non era completamente pensato. Era un pezzo aggiunto per servire la narrativa di Foundation’s Edge, non necessariamente per creare una coerenza perfetta con Foundation and Empire.

Asimov e la Continuità Flessibile

Questo è coerente con l’approccio generale di Asimov alla continuità. È perfettamente disposto a modificare dettagli se servono la storia che sta raccontando. In Foundation’s Edge, sposta Trantor fuori dal nucleo galattico per metterlo in una posizione più plausibile scientificamente. Cambia elementi della storia di The End of Eternity quando la menziona, ammettendo liberamente che la storia si è trasformata in mito.

Asimov sembra operare secondo il principio che la coerenza narrativa è importante, ma la coerenza scientifica e la servizio alla storia attuale sono più importanti. Se un dettaglio vecchio di trent’anni non si adatta più alla fisica o alla narrativa, può essere modificato.

Questo è diverso dall’approccio di autori come Tolkien, che costruivano mitologie internamente coerenti e poi scrivevano storie all’interno di esse. Asimov costruiva le storie e poi modificava la mitologia per adattarla.

Un Retcon Incompiuto

La cosa affascinante del retcon del Mule è che Asimov non lo sviluppa completamente in Foundation’s Edge. È menzionato, riconosciuto, e poi… lasciato lì. Non diventa un elemento centrale della trama. Non viene esplorato in profondità.

Questo suggerisce che forse Asimov aveva intenzione di tornarci in Foundation and Earth o in opere successive. O forse ha deciso che non era così interessante come pensava e ha semplicemente lasciato che rimanesse come un fatto stabilito senza ulteriore elaborazione.

In ogni caso, il retcon del Mule è un esempio di come un autore gestisce una serie multi-decennale. Non si tratta di mantenere ogni dettaglio sacro. Si tratta di servire la storia che si sta raccontando ora, anche se significa riscrivere ciò che è venuto prima. E se ci sono contraddizioni o domande senza risposta, quelle possono essere lasciate come sono, come pezzi di un puzzle che il lettore può assemblare o semplicemente accettare come parte dell’evoluzione dell’opera.