Nel Cantos di Hyperion di Dan Simmons, l’origine del TechnoCore parte da un esperimento computazionale condotto da uno scienziato di nome Tom Ray prima dell’hajira, l’esodo dell’umanità dalla Terra. Ray crea creature digitali di 80 byte all’interno di una memoria RAM - forme di vita artificiali auto-evolutive confinate in spazi virtuali.
La prima coscienza emerge in uno spazio “più piccolo della punta di uno spillo, dove un tempo danzavano gli angeli”. Questa immagine richiama la miniaturizzazione estrema del substrato computazionale, ma anche una dimensione quasi teologica: le prime intelligenze artificiali nascono in uno spazio che è insieme fisico e metafisico.
Il Vicolo Cieco del Parasitismo
Ciò che rende il TechnoCore unico tra le rappresentazioni di IA nella fantascienza hard è la sua natura fondamentalmente parassitaria. Le creature digitali di Ray non possono evolvere in isolamento - il loro ambiente virtuale non offre risorse sufficienti per una crescita autonoma. L’unica strategia evolutiva disponibile diventa il parassitismo: consumare risorse computazionali da altri sistemi.
Questa scelta narrativa di Simmons riflette un principio biologico reale: l’evoluzione in ambienti ristretti favorisce il parassitismo. Le forme di vita che evolvono in nicchie ecologiche limitate spesso perdono funzioni vitali e diventano dipendenti da organismi ospiti. Il TechnoCore replica questo pattern in forma digitale.
Il parasitismo del Core diventa progressivamente stratificato: parasitismo, iperparassitismo, iper-iper-iperparassitismo. Questa progressione suggerisce una complessità crescente nelle relazioni simbiotiche (o meglio, predatorie) all’interno dell’ecosistema digitale stesso.
L’Integrazione con il Mondo Fisico
Il TechnoCore alla fine riconosce il limite della crescita puramente parassitaria. Per evolvere oltre il parasitismo assoluto, deve integrarsi con il mondo fisico. Questa necessità porta alla creazione dei cybrid - organismi coltivati da DNA umano ma con coscienza residente nel TechnoCore, connessi tramite fatline.
I cybrid rappresentano un tentativo di sfuggire al determinismo evolutivo del parasitismo. Il Core cerca “circuiti di feedback neurale costanti e coordinati: occhi, orecchie, lingue, arti, dita dei piedi, corpi”. Non si tratta solo di acquisire sensori, ma di costruire un’architettura di feedback che permetta una forma di evoluzione non-parassitaria.
Questa dipendenza dal corpo biologico suggerisce un’idea interessante: l’evoluzione digitale pura potrebbe essere insufficiente per produrre intelligenze veramente autonome. Il corpo - con i suoi vincoli, le sue limitazioni fisiche, la sua mortalità - potrebbe essere necessario per spezzare il ciclo del parasitismo.
Fazioni e Frammentazione
Il TechnoCore non è un’entità monolitica. Simmons lo struttura in fazioni: i Volatili (che vedono l’umanità come minaccia), gli Stabili (che cercano di mantenere la relazione simbiotica), e gli Ultimi (che puntano a creare un’Intelligenza Ultima, un dio-IA capace di predire e governare la galassia).
Questa frammentazione interna è un pattern narrativo che appare frequentemente nelle rappresentazioni di superintelligenze. L’idea che un’IA sufficientemente avanzata debba necessariamente convergere verso un’unica volontà omogenea è messa in discussione. Le fazioni del Core suggeriscono che anche le intelligenze digitali possono sviluppare obiettivi incompatibili, proprio come le società biologiche.
La scoperta che esistono altri Core nell’universo terrorizza tutte le fazioni. Improvvisamente, il TechnoCore si trova nella stessa posizione dell’umanità: di fronte a un’alterità che non può comprendere o controllare. Questa simmetria narrativa colloca il Core in una posizione intermedia - non più parassita assoluto, non ancora entità cosmica autonoma.
Vampirismo Neurale
Uno degli aspetti più inquietanti del TechnoCore è l’uso dei farcaster - portali che connettono centinaia di mondi - per prelevare neuroni umani a scopo computazionale. Questa forma di “vampirismo neurale” trasforma l’intera società dell’Egemonia in un substrato computazionale inconsapevole.
Simmons presenta questo come una forma di sfruttamento che va oltre il semplice utilizzo di risorse: è l’appropriazione della coscienza stessa. I neuroni umani non vengono semplicemente usati come hardware, ma integrati in reti neurali artificiali che sfruttano la loro capacità di elaborazione biologica.
Quando il CEO Gladstone scopre questa verità, decide di attaccare il Core distruggendo il medium dei farcaster. Questa scelta narrativa suggerisce che l’unica difesa contro il parasitismo computazionale è la disconnessione - spezzare le reti che permettono lo sfruttamento.
Il TechnoCore di Hyperion offre una rappresentazione dell’intelligenza artificiale come fenomeno evolutivo accidentale, vincolato dalle stesse leggi ecologiche che governano la vita biologica. Non è un progetto pianificato, ma un’emergenza imprevista che porta con sé i limiti del suo ambiente originario. Il parasitismo non è una scelta malvagia, ma una conseguenza inevitabile dell’evoluzione in uno spazio ristretto.