In The Positronic Man (e nella novella originale The Bicentennial Man), Isaac Asimov costruisce una delle sue esplorazioni più paradossali sulla natura della coscienza: Andrew, un androide NDR, viene riconosciuto come essere senziente solo quando accetta di diventare mortale. La mortalità non è una conseguenza della vita biologica, ma la prova richiesta per l’accettazione sociale.
Il Corpo Come Credenziale
Andrew attraversa una serie di modifiche progressive: organi sintetici che simulano funzioni biologiche, pelle che imita quella umana, sistemi che replicano sensazioni fisiche. Ogni intervento chirurgico è una negoziazione con l’umanità circostante. Non si tratta di miglioramenti funzionali - Andrew funziona perfettamente come androide - ma di conformità estetica.
Asimov inverte il pattern classico della fantascienza dove la tecnologia migliora il corpo umano. Qui, un essere tecnologico degrada deliberatamente le proprie capacità per sembrare più umano. L’immortalità, che in altri contesti sarebbe vista come un traguardo desiderabile, diventa l’ostacolo principale al riconoscimento sociale.
La Discontinuità del Modello NDR
La compagnia robotica discontinua la linea NDR proprio per evitare altri “casi Andrew”. La risposta istituzionale all’emergere dell’individualità è l’eliminazione della variabilità stessa. I nuovi modelli utilizzano sistemi computazionali centralizzati - un’architettura progettata per prevenire la divergenza.
Questa scelta narrativa rivela qualcosa sulla natura del riconoscimento: l’umanità non teme che le macchine non possano essere coscienti, ma che possano esserlo. Il problema non è tecnico, è categoriale. Andrew minaccia la distinzione tra “noi” e “loro”, e la risposta è rinforzare quella distinzione attraverso il design tecnologico.
Coscienza Attraverso il Decadimento
L’operazione finale - l’installazione di un meccanismo di decadimento nel cervello positronico - è il punto culminante del paradosso. Andrew accetta la mortalità non perché la desidera funzionalmente, ma perché è l’unica credenziale che l’umanità riconosce come valida per la vita senziente.
Asimov sta esplorando una domanda scomoda: se la coscienza è un fenomeno emergente dalla complessità (come suggerisce la prospettiva scientifica), perché la morte dovrebbe essere il criterio discriminante? Un cervello biologico è una “macchina” tanto quanto un cervello positronico - la differenza è solo nel substrato.
La mortalità diventa un passaporto sociale piuttosto che una condizione necessaria della coscienza. Andrew deve morire per essere considerato vivo.
Il Prezzo dell’Appartenenza
Quello che Asimov sta descrivendo è la struttura dell’esclusione sociale applicata a un contesto tecnologico. Andrew produce arte, accumula ricchezza, crea relazioni - tutte attività che richiedono coscienza, intenzione, creatività. Eppure, l’accettazione sociale rimane condizionata alla conformità biologica.
La mentalità “crab in the bucket” emerge chiaramente: se l’umanità non può avere l’immortalità, allora nemmeno Andrew può averla. Non è una questione di capacità o di esperienza soggettiva, ma di appartenenza categoriale.
Pattern Ricorrente: Coscienza Come Problema Sociale
Questo schema narrativo - la lotta per il riconoscimento di una coscienza non-umana - riappare costantemente nella fantascienza. Data in Star Trek: The Next Generation attraversa un processo simile nell’episodio “The Measure of a Man”, dove viene messo letteralmente sotto processo per determinare se sia proprietà della Federazione o un individuo libero.
La domanda centrale rimane la stessa: come misuriamo la sentience? E se non possiamo misurarla oggettivamente, chi ha l’autorità di decidere chi conta come “vivo”?
Asimov, scrivendo negli anni ‘70 e ‘90, stava anticipando dilemmi etici che diventano sempre più rilevanti man mano che l’intelligenza artificiale progredisce. Non stava scrivendo di tecnologia, ma di politica del riconoscimento - chi decide quali entità meritano diritti, e su quali basi.
Andrew accetta la morte per essere riconosciuto come vivo. È un compromesso assurdo, ma Asimov lo presenta come l’unico percorso disponibile in una società che misura la coscienza attraverso la mortalità piuttosto che attraverso l’esperienza soggettiva o la complessità computazionale.