In “The End of Eternity” (1955), Asimov costruisce un meccanismo di alterazione storica che inverte deliberatamente uno dei presupposti più radicati nella narrativa temporale: l’effetto farfalla. Invece di amplificare le conseguenze, le modifiche storiche operate da Eternity mostrano un pattern opposto - più ci si allontana dal punto di intervento, minore è l’impatto sulla timeline.
Il Paradosso della Diminuzione
Gli Eterni operano cambiamenti minimi - disabilitare i freni di un’auto, spostare un oggetto - con conseguenze immediate drammatiche. Una guerra viene scongiurata, milioni di vite salvate. Ma il transcript rivela qualcosa di controintuitivo: “the curious thing about the changes though was that they only had relatively short-term effects the further into the future you went the less of an impact that change had.”
Questa scelta narrativa rovescia la convenzione del caos deterministico. Dove Bradbury in “A Sound of Thunder” (1952) immaginava che calpestare una farfalla nel Cretaceo potesse riscrivere intere civiltà, Asimov propone un universo dove la storia possiede una sorta di inerzia statistica. Le deviazioni locali vengono riassorbite nella massa degli eventi.
Architettura di un Intervento
La struttura operativa di Eternity riflette questa logica. Gli Observer studiano i secoli, i Technician calcolano “the minimum necessary change needed to bring about the desired alteration of history.” C’è una precisione chirurgica nell’approccio - non bombardamenti temporali, ma aggiustamenti millimetrici.
Harlan, il protagonista tecnico, è ostracizzato proprio perché è lui a “pull the trigger” metaforicamente. Gli altri Eterni sanno cosa fa, ma preferiscono mantenere la distanza psicologica. È una divisione del lavoro morale - tutti beneficiano delle modifiche, ma solo i Technician portano il peso di aver cancellato esistenze alternative.
La Metafora del Grattacielo
Asimov visualizza Eternity come “a skyscraper that extends from the 27th century to the point that the Sun Goes Nova” - sette milioni di anni rappresentati come piani di un edificio. I kettle (le macchine temporali) funzionano come ascensori. È una metafora che spatializza il tempo, rendendolo navigabile e parcellizzato.
Ogni secolo è un floor con il suo staff, i suoi Observer, i suoi problemi. Il tempo diventa burocrazia. E come ogni burocrazia, ha le sue zone d’ombra - i “hidden centuries” oltre il 100.000° secolo, porte che esistono ma non si aprono. Asimov non spiega mai perché quei secoli sono inaccessibili, lasciando che il mistero architetturale diventi un elemento di suspense.
Il Decadimento dell’Impatto
Questo pattern di diminuzione ha conseguenze narrative interessanti. Significa che Eternity può manipolare ripetutamente la storia senza creare effetti a cascata incontrollabili. Ogni intervento è locale, contenibile, reversibile. Ma significa anche che il loro obiettivo - “maximize total human happiness” - è fondamentalmente impossibile da raggiungere su scala temporale estesa.
Più lontano si guarda, meno importa quello che fai oggi. È un principio che echeggia la termodinamica - l’entropia tende sempre ad aumentare, gli ordini locali si dissolvono nel disordine globale. Eternity combatte contro questa corrente, cercando di ottimizzare segmenti di timeline sapendo che l’effetto svanirà nei millenni successivi.
Asimov scrive questo nel 1955, prima che il caos deterministico e la teoria dei sistemi complessi entrassero nel linguaggio scientifico popolare. Eppure intuisce che la storia potrebbe avere dei meccanismi di stabilizzazione, dei bacini attrattori che riportano le traiettorie verso certi equilibri. Non è realismo scientifico in senso stretto, ma è worldbuilding coerente con le sue premesse: un universo dove l’ordine emerge statisticamente dal rumore degli eventi.
Come si relaziona questo meccanismo con il destino finale di Eternity stessa - e con il fatto che la sua stessa esistenza sia il prodotto di un bootstrap paradox orchestrato da Cooper/Vikkor Mallansohn? Asimov intreccia causalità circolare con decadimento dell’impatto, creando una struttura dove il tempo è allo stesso tempo rigido (il paradox bootstrap deve chiudersi) e fluido (le modifiche locali si dissolvono).