Alla fine di Solaris, dopo decenni di ricerca fallimentare, montagne di dati contraddittori e teorie che si annullano a vicenda, il protagonista Kelvin propone un’ipotesi radicalmente diversa. L’oceano potrebbe essere un “dio difettoso”.
Non è una teoria religiosa. È un tentativo di riformulare il problema usando una metafora che cattura qualcosa di essenziale: un’entità di potere immenso, ma fondamentalmente limitata, incapace di controllare pienamente le conseguenze delle proprie azioni.
Potere Senza Onnipotenza
L’idea del dio difettoso parte da un’osservazione: l’oceano è chiaramente potente. Manipola lo spazio-tempo, stabilizza l’orbita di un pianeta in un sistema binario, crea repliche fisiche perfette di esseri umani basandosi sui ricordi dei ricercatori. Questi non sono fenomeni minori. Richiedono capacità che eccedono di gran lunga la tecnologia umana.
Eppure, queste azioni non portano da nessuna parte. Le repliche create dall’oceano (i “visitatori”) non servono a nessuno scopo comprensibile. Causano sofferenza ai ricercatori senza che ci sia evidenza di comunicazione intenzionale. L’oceano sembra estrarre informazioni dalla mente umana, ma non sembra capire cosa significhino quelle informazioni.
Kelvin suggerisce che questo potrebbe essere il comportamento di un’entità capace di azioni straordinarie, ma priva della comprensione necessaria per guidarle. Come un dio che può creare, ma non può prevedere o controllare cosa accade dopo.
Errore e Orrore Come Caratteristiche Intrinseche
La formulazione di Kelvin include due elementi particolarmente interessanti: la capacità di sbagliare e la capacità di provare orrore per le conseguenze delle proprie azioni.
Gli errori dell’oceano non sono evidenti in senso tecnico. Le repliche dei visitatori sono perfette a livello molecolare. Ma sono errori concettuali. L’oceano ricrea esseri umani senza comprendere il peso emotivo di queste ricreazioni. Estrae il contenuto della memoria, ma non la relazione, il contesto, il significato.
È come costruire una macchina seguendo perfettamente i progetti tecnici, ma senza sapere a cosa serve la macchina. Il risultato funziona, ma non ha senso.
L’idea che il dio difettoso possa provare orrore è ancora più disturbante. Implica una forma di consapevolezza, ma non controllo. Un’entità che agisce, osserva i risultati, e si rende conto troppo tardi di aver creato qualcosa di indesiderato.
Lem non conferma che questo accada realmente. Ma l’ipotesi di Kelvin apre la possibilità che l’oceano non sia semplicemente indifferente o incomprensibile. Potrebbe essere confuso, intrappolato nelle conseguenze delle proprie azioni proprio come gli umani che cerca di comprendere.
Limitazione Materiale: Un Dio Intrappolato
Un aspetto centrale dell’ipotesi è che questo dio non è trascendente. È legato alla materia, confinato alla propria struttura fisica. Non può sfuggire al pianeta, non può rimodellare se stesso oltre certi limiti. È onnipresente solo nella misura in cui l’oceano copre Solaris, ma non oltre.
Questa limitazione materiale riecheggia temi filosofici più ampi sulla relazione tra mente e materia. Se l’oceano è un’intelligenza, è anche un corpo. Non può esistere separatamente dalla propria sostanza fisica. Questo lo rende vulnerabile, dipendente, incompleto.
Kelvin suggerisce che questa potrebbe essere “la culla di un infante divino”. L’oceano non è un dio maturo, ma un’entità in sviluppo, che lotta con le proprie capacità nascenti. Oppure, in una variante più cupa, un dio in ritirata: qualcosa che una volta agiva con scopo e ora si è ritirato, incapace di continuare.
Il Silenzio Come Significato
Uno degli aspetti più inquietanti dell’ipotesi del dio difettoso è che spiega il silenzio dell’oceano senza risolverlo. Dopo i primi anni di interazione, l’oceano smette di rispondere. Non ostilità, ma assenza totale di reazione.
Se l’oceano fosse un’intelligenza onnisciente e perfetta, questo silenzio potrebbe essere interpretato come disinteresse o superiorità. Ma se è un dio difettoso, il silenzio potrebbe essere disperazione. La realizzazione che il contatto è impossibile. Che le azioni intraprese (come la creazione dei visitatori) non producono comprensione reciproca, ma solo confusione e dolore.
Il silenzio non è passivo. È carico di significato. Come il silenzio di qualcuno che ha provato a comunicare e ha capito che non funziona.
Un’Ipotesi, Non Una Soluzione
Kelvin non presenta il dio difettoso come una risposta definitiva. È un framework interpretativo, un modo di ripensare il problema quando tutte le altre categorie hanno fallito.
L’oceano potrebbe non essere “un dio” in senso letterale. Ma pensarlo come tale permette di inquadrare le sue azioni in termini di intenzionalità limitata, potere senza controllo, esistenza senza scopo chiaro.
Lem usa questa ipotesi per spostare il focus dal “cosa è l’oceano” al “cosa significa non poterlo capire”. Il dio difettoso è, in ultima analisi, uno specchio. Riflette i limiti della conoscenza umana, la fragilità delle categorie che usiamo per dare senso alla realtà.
Se anche un’entità così potente può essere confusa, isolata, intrappolata nei propri limiti, allora forse l’incomprensibilità non è un fallimento dell’oceano. È una caratteristica intrinseca dell’esistenza stessa.