Verso la fine di “The End of Eternity”, Noÿs Lambent - che si rivela essere un’agente del lontano futuro - demolisce la logica operativa di Eternity con un argomento filosofico che Asimov presenta come risolutivo: “by eliminating disasters it likewise eliminated triumphs that what humanity really needed wasn’t to avoid the pitfalls but to triumph over them.”
La Logica Utilitarista di Eternity
La missione ufficiale di Eternity è “maximize total human happiness”. È un programma utilitarista applicato alla scala temporale - la somma algebrica di felicità e sofferenza attraverso i millenni. Ogni intervento viene calcolato in termini di beneficio netto: quante vite salvate, quante guerre evitate, quanto dolore risparmiato.
Il sistema nasce da un singolo atto: “one person deciding to avert a disastrous war by disabling the brakes on the car of a certain leader and things were so much better that it became their policy.” Un assassinio che previene una guerra. Il calcolo sembra chiaro - un morto contro milioni. Da lì, la politica si cristallizza.
Ma c’è un problema implicito in questa logica. Eternity interviene per eliminare i punti di massimo dolore - guerre, catastrofi, collassi. Non interviene per creare trionfi, solo per prevenire cadute. È una medicina preventiva applicata alla storia: rimuovere i tumori, non potenziare il sistema immunitario.
Stabilità vs Stagnazione
Noÿs argomenta che “eternity offered stability but it also offered stagnation.” Asimov costruisce questa critica attraverso due elementi concreti: il ritardo nella scoperta del motore interstellare e l’ennui esistenziale dell’umanità confinata sulla Terra.
Nel futuro di Noÿs, l’umanità scopre il motore interstellare “millions of years into the future” a causa di Eternity. Nel frattempo, altre specie intelligenti emergono, scoprono il viaggio FTL, colonizzano la galassia. Quando l’umanità finalmente arriva, non c’è più spazio. “They would eventually die out because of a species wide ennui they knew that they were forever imprisoned upon the earth.”
È una morte per assenza di sfida. Non c’è catastrofe apocalittica, nessun nemico esterno, nessuna guerra di sterminio. Solo la lenta dissolvenza di una specie che ha perso qualsiasi motivo per lottare. L’utilitarismo massimizzato si trasforma in entropia esistenziale.
Il Paradosso della Protezione Totale
C’è un pattern ricorrente in Asimov: i sistemi progettati per proteggere l’umanità finiscono per soffocarla. Le Tre Leggi della Robotica portano R. Daneel Olivaw a manipolare segretamente l’intera storia umana per millenni (come esplorato in “Foundation and Earth”). La psicoistoria in Foundation è uno strumento per ridurre la sofferenza del collasso imperiale, ma crea dipendenza strutturale dalla predizione.
Eternity segue lo stesso pattern. Progettata per eliminare il dolore, elimina anche la crescita che deriva dal superare il dolore. Noÿs lo articola esplicitamente: l’umanità “really needed wasn’t to avoid the pitfalls but to triumph over them.”
Asimov non sta facendo un argomento romantico sul valore della sofferenza in sé. Sta identificando un trade-off strutturale: le sfide creano capacità di risposta. Eliminare tutte le sfide crea una popolazione incapace di rispondere a qualsiasi sfida residua. È un problema di robustness vs optimization - un sistema ottimizzato per condizioni stabili collassa quando le condizioni cambiano.
La Soluzione Radicale
La risposta di Noÿs non è riformare Eternity, ma distruggerla completamente e impedire che esista mai. Non basta correggere gli errori - l’intera struttura è l’errore. Harlan, manipolato attraverso il suo bisogno emotivo per Noÿs, diventa lo strumento di questa distruzione.
Il transcript nota che Harlan accetta “because it sounds like it’s the right thing to do and because neues promises that he can touch your boob” - un tono cinico che sottolinea come le grandi svolte storiche possano dipendere da motivazioni banali. Harlan non comprende pienamente le implicazioni filosofiche, agisce per amore (o lussuria, o solitudine).
Ma il meccanismo è elegante: mandano una lettera che innesca l’era nucleare “a thousand years ahead of time in the 20th century.” Non eliminano Eternity attraverso una battaglia, ma cambiando i fondamenti della timeline in modo che Eternity non possa mai emergere. È una mossa di judo temporale - usare la logica del nemico contro se stesso.
Connessione con Foundation
Asimov scrive “The End of Eternity” nel 1955, tra la trilogia Foundation originale (1951-1953) e i sequel tardivi (1982-1986). Il tema della distruzione di Eternity per permettere l’espansione galattica umana si collega direttamente all’universo Foundation - dove infatti l’umanità ha colonizzato la galassia e non esistono alieni intelligenti.
Il neuron whip che Harlan usa per sabotare il lancio di Cooper riappare in Foundation. L’Impero Galattico che Noÿs menziona esplicitamente è quello che crolla nella serie Foundation. Asimov costruisce retrospettivamente Eternity come il filtro che doveva essere rimosso per permettere alla sua storia futura di esistere.
È un pattern meta-narrativo interessante: l’autore crea un meccanismo (Eternity) che spiega perché il suo universo principale (Foundation) non potrebbe esistere, poi lo distrugge per giustificare la continuità. La coerenza interna richiede l’eliminazione della propria premessa.
Resta la domanda: se eliminare i disastri è sbagliato perché elimina i trionfi, cosa succederebbe se eliminassimo anche i trionfi? Eternity non lo fa - ma è esattamente quello che accade nel lungo periodo. La stabilità che creano non produce né catastrofi né epopee. Solo un lungo, lento, grigio decadimento verso l’irrilevanza cosmica.