In “Do Androids Dream of Electric Sheep?”, Philip K. Dick costruisce un sistema sociale in cui l’empatia non è più un’esperienza spontanea ma un servizio tecnologico. Due dispositivi dominano la vita emotiva dei personaggi: l’empathy box e il mood organ. Entrambi condividono una caratteristica: trasformano stati interni in operazioni esterne, controllabili e standardizzate.
Il Mood Organ: Empatia come Interfaccia Utente
Il mood organ permette di “comporre” emozioni specifiche tramite codici numerici. Vuoi sentirti depresso? C’è un codice per questo. Vuoi provare “la consapevolezza di quanto sia importante guardare la TV”? Anche questo è disponibile.
Dick non presenta questo dispositivo come distopico in modo esplicito. I personaggi lo usano come noi useremmo un termostato. La moglie di Deckard compone la depressione, e quando lui le chiede perché, lei risponde che ha scelto di sentirsi così. L’assurdità emerge senza bisogno di sottolineature: se puoi scegliere di essere depresso, la depressione diventa un’interfaccia, non un’esperienza.
Il mood organ elimina l’imprevedibilità emotiva. Non ci sono più sorprese interne, nessuna emozione che arriva senza permesso. Tutto è catalogato, accessibile, componibile. Ma questo solleva una domanda narrativa interessante: se le emozioni sono esternalizzate, dove risiede l’identità?
L’Empathy Box: Religione come Protocollo di Sincronizzazione
L’empathy box funziona diversamente. Non è uno strumento privato ma un dispositivo di connessione collettiva. I personaggi afferrano le maniglie e si sincronizzano con Wilbur Mercer, una figura religiosa che scala eternamente una montagna mentre viene colpito da pietre.
Questo non è semplicemente un simbolo cristologico. È un protocollo di sincronizzazione emotiva. Migliaia di persone, forse milioni, sperimentano simultaneamente la stessa sofferenza. Dick descrive questo come empatia, ma è una forma di empatia radicalmente diversa da quella che intendiamo normalmente.
L’empatia tradizionale richiede immaginazione: devi metterti nei panni di qualcun altro. L’empathy box elimina questo passaggio. Non immagini la sofferenza di Mercer, la vivi direttamente. Non interpreti, ricevi. È un download emotivo, non una relazione.
La Contraddizione Strutturale
Dick costruisce una società che ha delegato l’empatia a dispositivi esterni mentre i suoi membri biologici, teoricamente capaci di empatia naturale, mostrano comportamenti privi di compassione. Deckard, il protagonista, caccia androidi per vivere. La moglie sceglie la depressione come passatempo. Phil Resch, un altro cacciatore, è così privo di empatia che Deckard sospetta sia un androide.
Nel frattempo, gli androidi - definiti dalla loro incapacità di provare empatia - mostrano occasionalmente comportamenti che sembrano empatici, almeno verso altri androidi. La scena della dissezione del ragno è centrale: l’androide Pris taglia le zampe del ragno non per crudeltà ma per curiosità, completamente indifferente alla sofferenza dell’animale. Questo è il comportamento che separa gli androidi dagli umani.
Ma poi osserviamo gli umani che trattano gli androidi esattamente nello stesso modo: come oggetti usa e getta, privi di diritti, eliminabili senza processo. La struttura narrativa crea un loop paradossale: gli umani si definiscono attraverso l’empatia ma la dimostrano raramente, mentre gli androidi, privi di empatia, diventano oggetto di trattamenti che richiederebbero empatia per essere giustificati.
Mercerismo come Bug o Feature
Il Mercerismo - la religione centrata sull’empathy box - viene rivelato come una frode durante il romanzo. Wilbur Mercer è un attore, le montagne sono scenografie, l’intera esperienza è una produzione televisiva. Ma i personaggi continuano a usare l’empathy box anche dopo aver scoperto la verità.
Dick non tratta questa rivelazione come un momento di crisi esistenziale. I personaggi scrollano le spalle e continuano. Questo suggerisce che la funzione del Mercerismo non è metafisica ma sociale: fornisce un’esperienza condivisa, un protocollo comune. Non importa se Mercer è reale, importa che milioni di persone sperimentino la stessa cosa simultaneamente.
Questo trasforma l’empatia da esperienza interiore a infrastruttura pubblica. Non è più qualcosa che provi, è qualcosa a cui ti connetti. Come una rete elettrica, ma per emozioni.
Il Problema della Mediazione
Tutti questi dispositivi condividono una caratteristica: mediano l’esperienza emotiva attraverso la tecnologia. L’empatia non è più una risposta diretta a un’altra persona ma un’esperienza filtrata attraverso interfacce, codici, rituali.
Dick sembra interessato a esplorare cosa succede quando elimini la connessione diretta. Se l’empatia richiede mediazione tecnologica, è ancora empatia? Se tutti i tuoi sentimenti sono componibili tramite un dispositivo, hai ancora una vita interiore?
La risposta che emerge dal romanzo non è chiara, e forse questo è il punto. Dick non presenta una tesi definita ma costruisce un sistema che genera domande. Gli umani hanno esternalizzato le loro emozioni, gli androidi non le hanno mai avute, e la differenza tra i due gruppi diventa sempre più sfocata.
Quello che resta è un mondo in cui l’empatia è diventata un’opzione di menu, un servizio a cui abbonarsi, un rituale da eseguire. E forse questo è sufficiente. O forse no. Dick lascia la domanda aperta.